L’indipendenza della persona con disabilità è il seme che deve essere responsabilità di tutti far germogliare, crescere e sviluppare.

L’indipendenza della persona con disabilità è il seme che deve essere responsabilità di tutti far germogliare, crescere e sviluppare.

21 Luglio 2022 2 Di salvatore cimmino

21 luglio 2014 – New York, Nazioni Unite
Oggi, 8 anni fa, veniva presentato alle Nazioni Unite il progetto “A nuoto nei mari del globo, per un mondo senza barriere e senza frontiere”. Ideato per sconfiggere tutte le disabilità. Obiettivo che è perseguibile, ritengo, solo attraverso la liberalizzazione delle tecnologie che possano passare dai cassetti dei principali centri di ricerca per diventare l’oggetto di programmi che le rendano accessibili alle persone con disabilità.
Nella foto Salvatore Cimmino tra Michail Lenton ed Eugenio Guglielmelli

Il Servizio Sociale italiano, da sempre, incorpora una contraddizione semantica: le politiche sociali, i professionisti che danno vita al lavoro sociale, dovrebbero negare con la loro condotta l’idea e le prassi dell’assistenza. Le persone con disabilità, che entrano in relazione e interagiscono con le istituzioni dovrebbero ricevere sostegno e stimoli orientati all’autonomia e all’autodeterminazione, e non alla dipendenza: tipica condizione dell’assistenza, che degenera nell’assistenzialismo.

Le disabilità all’interno di una famiglia è una presenza che va a toccarne tutti i componenti, tutte le dinamiche e il funzionamento: povertà, emarginazione, diritti negati. Fotogrammi già visti e conosciuti molto bene dell’Italia depauperata che spende paradossalmente male i soldi per i più bisognosi: tutti continuano a chiedere fondi, come se per curare un tumore si chiedessero cure palliative.

Proviamo a immaginare un welfare diverso, generativo, dove le capacità delle persone con disabilità diventano motore di sviluppo economico. L’obiettivo sarebbe quella di una società solidale e coesa che inventa e sviluppa un corrispettivo dei diritti non solo individuali ma anche quelli sociali. In cambio dell’integrazione si domanderebbe a chi riceve di fare qualcosa per il bene comune, salvaguardandone la dignità e dandole valore economico.

Una Legge sull’equiparazione degli infortuni nella vita con gli infortuni sul lavoro sarebbe l’ideale, un investimento senza dubbio oneroso ma che promuoverebbe il recupero alla vita attiva un numero importante di persone e, ne sono certo, si trasformerebbe con la logica generativa in servizi alle famiglie con disabilità generando ricchezza e occupazione.

Servono coraggio e approcci nuovi. Un’idea per un futuro programma di Governo

Salvatore Cimmino