UN AUSILIO, UNA PROTESI È UN ORGANO VITALE: PERCHÈ NEGARE LA TECNOLOGIA ASSISTIVA DI ULTIMA GENERAZIONE È NEGARE IL DIRITTO ALLA VITA

UN AUSILIO, UNA PROTESI È UN ORGANO VITALE: PERCHÈ NEGARE LA TECNOLOGIA ASSISTIVA DI ULTIMA GENERAZIONE È NEGARE IL DIRITTO ALLA VITA

18 Dicembre 2025 0 Di salvatore cimmino

Roma, 12 dicembre 2025 – Circolo Canottieri Aniene, presentazione del libro, DISABILITA’ CONTROCORRENTE

L’accesso alle nuove tecnologie assistive — che si tratti di un ginocchio bionico, di una carrozzina motorizzata o di un puntatore oculare — non è un semplice supporto tecnico: per chi ne ha bisogno, equivale a un trapianto di cuore. Proprio come un organo trapiantato restituisce vigore a un corpo stanco e morente, queste tecnologie ripristinano il flusso stesso dell’esistenza.

Non si tratta soltanto di muovere un arto, leggere uno schermo o superare una barriera architettonica; si tratta di riattivare l’autonomia, il lavoro, le relazioni, la dignità e il desiderio stesso di restare al mondo. Negare l’accesso a questi strumenti significa condannare la persona a un’insufficienza funzionale che isola, logora e spegne, esattamente come un organo malato che cessa di battere e conduce alla morte. 

Da persona che vive con una grave disabilità, posso affermare con certezza che una protesi o un percorso riabilitativo standardizzati — non congeniali alle proprie esigenze — sono destinati al fallimento, proprio come un trapianto fallisce in caso di rigetto. L’appropriatezza clinica è il cardine della cura: ogni disabilità è unica e una tecnologia errata può causare danni irreversibili, sia fisici che psicologici, portando a una morte sociale non meno tragica di un intervento chirurgico mal riuscito. 

Oggi, i dispositivi di ultima generazione — dagli smartphone adattati agli esoscheletri — sono insostituibili. La riabilitazione moderna punta all’integrazione totale della protesi o dell’ausilio nello schema corporeo dell’individuo. Pertanto, negare o ritardare l’accesso a un ginocchio bionico o a una carrozzina personalizzata di alta qualità non è una scelta amministrativa, ma equivale a negare una cura salvavita.

Nessun trapianto può funzionare senza una terapia farmacologica e un follow-up costante. Parallelamente, una tecnologia avanzata senza un percorso riabilitativo multidisciplinare resta un oggetto inerte. La riabilitazione è l’innesto necessario che permette al nuovo organo di essere accettato dal corpo e valorizzato al massimo del suo potenziale.

Continuare a eludere e a tradire il dettato dell’Articolo 32 della nostra Costituzione — La Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e protegge la dignità umana — significa condannare milioni di persone a una forma di marginalità che somiglia alla tortura. Chiedo, e mi chiedo: che valore ha davvero la vita di una persona con disabilità per questo Paese? Esistere senza vivere è un peso che non possiamo più tollerare; preferiamo la fine a questo simulacro di vita.

Salvatore Cimmino