Torre Annunziata: L’ombra di un nuovo crollo. L’inerzia che offende le vittime di Rampa Nunziante Cesaro

Torre Annunziata: L’ombra di un nuovo crollo. L’inerzia che offende le vittime di Rampa Nunziante Cesaro

4 Gennaio 2026 0 Di salvatore cimmino
Torre Annunziata, La palazzina crollata il 7 luglio 2017

Il 7 luglio 2017 il tempo si è fermato a Torre Annunziata. Il crollo della palazzina di Rampa Nunziante Cesaro ha strappato alla vita otto persone: intere famiglie, donne e uomini, bambine e bambini, uniti da un destino atroce sotto le macerie di un edificio che doveva essere un porto sicuro. Oggi, all’alba del 2026, quella ferita non solo non si è rimarginata, ma rischia di infettarsi nuovamente.

Accanto allo scheletro di ciò che resta del palazzo crollato sorge il condominio adiacente, noto come il Palazzo Origgi. Da anni residenti e periti segnalano una situazione di estrema precarietà. L’edificio fatiscente rimasto in piedi agisce come una ferita aperta nel tessuto urbano: la mancata rimozione delle macerie e la mancata messa in sicurezza definitiva espongono le strutture confinanti a sollecitazioni strutturali pericolose. Il rischio è che la storia si ripeta, trasformando un monito del passato in una nuova, annunciata strage di innocenti. Le motivazioni dietro questa paralisi possono essere molteplici, intrecciandosi in un groviglio difficile da districare.

Spesso la macchina amministrativa si arena in passaggi burocratici infiniti. La gestione dei contenziosi giudiziari tra proprietari, assicurazioni e Comune può aver creato un corto circuito decisionale. L’incapacità di agire con poteri commissariali straordinari di fronte a un pericolo pubblico evidente è il sintomo di una politica locale debole.

C’è un fattore umano devastante: l’abitudine alla tragedia. Una volta spenti i riflettori dei media locali e nazionali, la questione di Rampa Nunziante Cesaro è diventata ordinaria amministrazione. La sottovalutazione del rischio strutturale residuo è una forma di colpevole leggerezza che calpesta la memoria di chi in quel crollo ha perso tutto.

In un territorio complesso come quello di Torre Annunziata, il dubbio che interessi criminali possano gravitare attorno alla ricostruzione o alla gestione delle aree degradate è sempre presente. Lo mafie prosperano nel caos e nell’abbandono: il sospetto resta un veleno per la fiducia dei cittadini.

La morte di bambini e famiglie innocenti non può essere stata vana. Lasciare che il Palazzo Origgi rischi il crollo per inerzia significa uccidere quelle otto persone una seconda volta. Significa mettere a rischio l’incolumità delle famiglie del Condominio Origgi.

La presenza della Commissione d’Accesso al Comune di Torre Annunziata potrebbe rappresentare, finalmente, il punto di svolta per una delle vicende più critiche del nostro territorio. l’intervento ispettivo dello Stato non è solo una questione di legalità amministrativa, ma diventa l’ultima speranza per garantire il diritto fondamentale alla sicurezza e mettere la parola fine a una minaccia che dura da troppo tempo: la stabilità del Palazzo Origgi.

Salvatore Cimmino