L’inganno del Senato: predicano il futuro, ma condannano le persone con disabilità a dispositivi protesici e ausili obsoleti.

Ignorano la soluzione che hanno sotto il naso. C’è un limite oltre il quale la distrazione della politica diventa un’offesa alla dignità dei cittadini con disabilità. Negli ultimi giorni abbiamo assistito all’ennesimo paradosso: tre senatrici della Repubblica che, con toni accorati, denunciano l’impossibilità per migliaia di italiani di accedere a dispositivi protesici e ausili di ultima generazione. Parlano di diritto alla salute negato e di tecnologie precluse. Tutto vero, se non fosse per un dettaglio che trasforma la loro denuncia in una farsa: quella soluzione che dicono di cercare è già lì, ferma nei loro cassetti, a prendere polvere.
Parlo della Proposta di Legge n. 449, recante “Disposizioni in materia di mobilità per le persone con disabilità”. Una proposta depositata proprio in quella Commissione Sanità e Affari Sociali di cui due di queste tre senatrici fanno parte.

Una battaglia di civiltà: l’equiparazione degli infortuni, Il cuore della proposta, è semplice quanto rivoluzionario: l’equiparazione degli infortuni nella vita con gli infortuni sul lavoro. Oggi in Italia viviamo una discriminazione silenziosa ma atroce. Se perdi un arto sul posto di lavoro, l’INAIL ti garantisce (giustamente) il meglio della tecnologia protesica esistente per tornare a una vita piena. Ma se lo stesso arto lo perdi per una malattia, lo Stato ti relega ai rimborsi minimi dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), costringendoti ad ausili obsoleti, pesanti e spesso inutilizzabili per una vita attiva. Com’è possibile i due membri della Commissione Sanità non si siano accorti che la soluzione per eliminare questa serie A e serie B della disabilità è già stata scritta e protocollata?

Morire dentro: il peso di un dispositivo protesico negato. Impedire a un amputato l’accesso a un dispositivo protesico congeniale alle proprie esigenze non è solo un disguido burocratico. È una condanna. Come ho sempre sostenuto, negare un dispositivo protesico congeniale alle proprie esigenze equivale a eseguire un trapianto di cuore senza poi fornire i farmaci antirigetto. Significa condannare una persona a una morte lenta: prima morale, fatta di isolamento e rinuncia, e poi fisica, a causa delle complicanze che una mobilità ridotta inevitabilmente comporta. Un dispositivo protesico di ultima generazione non è un optional di lusso, è l’estensione del proprio corpo. È la differenza tra restare chiusi in casa e tornare a lavorare, a correre, a essere cittadini a pieno titolo.
Mi appello alle massime cariche dello Stato, dalla Presidenza della Repubblica fino all’ultimo dei Comuni d’Italia: basta ipocrisia, calendarizzate la Pdl 449. Alle tre senatrici – Annamaria Furlan, Raffaella Paita, Daniela Sbrollini – che oggi si riscoprono paladine delle persone con disabilità, chiedo un atto di coerenza. Smettetela di denunciare il problema come se foste passanti. Siete i legislatori. La Pdl 449 è lì. Studiatela, discutetela, approvatela. Dimostrate che la vita di un cittadino con disabilità ha lo stesso valore, a prescindere dal luogo in cui il destino ha deciso di colpirlo. Il tempo delle parole è scaduto; ogni giorno di ritardo è un giorno di vita negata a chi aspetta solo di poter vivere con dignità e tornare a camminare a testa alta.
Salvatore Cimmino
Il ragionamento di Salvatore Cimmino è molto logico e razionale . Com’è possibile che non si riesca in pratica a dar vita ad una equiparazione nell’ ambito delle disabilità? Bisogna assolutamente fare dei passi avanti dando vita finalmente ad una svolta di civiltà!
Com’è stato possibile un corto circuito del genere? Eppure ogni eletto dispone di staff qualificati e uffici studi dedicati: ignorare il contenuto di una Pdl depositata nella propria Commissione non è solo una svista, è una mancanza di rispetto verso le istituzioni e i cittadini. Se mancano le basi della competenza sui propri dossier, come si può pretendere di legiferare nell’interesse del Paese?