Lo Sport è di Tutti: oltre il calcio, per un’Italia senza barriere

Le recenti dichiarazioni dei vertici del calcio non sono solo parole sbagliate: sono un muro alzato contro chi ogni giorno vive lo sport con sacrificio. Quando l’atletica, la boxe e le altre discipline protestano, non chiedono privilegi, ma il rispetto che meritano. È il grido di un’Italia sportiva che non accetta più di essere considerata minore da un sistema che sembra aver dimenticato la realtà delle nostre palestre e dei nostri campi di periferia.
Dal 20 settembre 2023, lo sport è un diritto costituzionale, (Art. 33, modifica costituzionale 715B). È un pilastro della nostra Repubblica, esattamente come la salute. Ignorare questo principio non è una svista, è un’offesa al futuro dei nostri figli. Abbiamo bisogno di una rivoluzione gentile ma decisa, guidata dalle istituzioni, (Governo, Ministero dello Sport e delle Politiche Giovanili, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Comitato Italiano Paralimpico e CONI), che rimetta al centro l’equità.
Per anni il calcio ha dominato le risorse pubbliche. È tempo di cambiare direzione: i fondi non possono essere un assegno in bianco per pochi, ma devono diventare un investimento per molti. Immaginiamo un sistema dove ogni scuola abbia una palestra moderna e sicura, e dove ogni federazione riceva risorse basate sull’impatto sociale. Vogliamo che le famiglie non debbano più scegliere se far fare sport ai figli per motivi economici, ma siano sostenute in un percorso di crescita sana.
Il silenzio sullo sport paralimpico è il fallimento più grave. Se lo sport è un diritto umano, deve essere senza interruzioni e senza ostacoli. Oggi, per un atleta con disabilità, acquistare una protesi tecnologica o una carrozzina sportiva significa affrontare costi insostenibili che gravano interamente sulle spalle delle famiglie. Questo è inaccettabile.
Proponiamo che una parte dei fondi oggi sprecati in gestioni calcistiche fallimentari venga dirottata in un Fondo Nazionale per le Tecnologie Assistive. Praticare sport per una persona con disabilità non è un hobby, è salute pubblica, è autonomia, è vita. Fornire gratuitamente questi strumenti non è un regalo, è un dovere dello Stato per rispettare, (e non più tradire), la Costituzione.
Il calcio torni a essere un gioco meraviglioso, non un padrone assoluto. Un Paese civile si riconosce dalla capacità di includere i più fragili e di garantire tecnologie e spazi a chi ne ha bisogno. È ora di guardare oltre il pallone e costruire un’Italia dove il talento non trovi mai una barriera architettonica o economica sul suo cammino.
Salvatore Cimmino