La pace disarmata e il diritto negato: la disabilità ostaggio delle logiche di guerra

«Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni, miliardi di dollari per uccidere e non ci sono risorse per curare ed educare». Questa amara riflessione, ispirata al pensiero di pace disarmata invocato da Papa Leone XIV – che invita a disarmare i cuori e costruire ponti invece di barriere – risuona con dolorosa attualità nella vita quotidiana di noi persone con disabilità in Italia.
Ci troviamo di fronte a un paradosso etico e costituzionale inaccettabile. Mentre l’Europa, per sostenere l’acquisto di armamenti e rispondere alle emergenze geopolitiche, ha di fatto allentato i vincoli di bilancio, nel nostro Paese l’accesso alla riabilitazione, alle nuove tecnologie assistive e alle terapie avanzate è diventato un lusso proibitivo, una corsa ad ostacoli burocratici. È uno schiaffo alla dignità: si trovano miliardi per distruggere, ma non si reperiscono le risorse per costruire percorsi di vita dignitosa e autonoma.
Per noi, la cura è spesso un miraggio. Le terapie congeniali alle nostre esigenze non sono accessibili perché considerate costose da una logica tecnocratica che dimentica l’essere umano. Il diritto alla salute e all’autonomia – pilastri fondamentali del dettato costituzionale (art. 3, 32, 38) e della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità che l’Italia ha ratificato – viene quotidianamente calpestato sull’altare di logiche di guerra e di bilancio. Nonostante la recente istituzione del Fondo unico per l’inclusione, la realtà quotidiana mostra un Paese che spende 45 miliardi per la difesa (dati 2025, +36% rispetto all’anno precedente), sottraendo di fatto risorse alla sanità e all’assistenza sociale.
La vera sicurezza di un Paese, che Papa Leone XIV definisce nel segno dell’inclusione, non si misura nel numero di cacciabombardieri o missili, ma nella capacità di non lasciare indietro nessuno. Non è sicurezza quella che lascia una famiglia sola di fronte a una malattia invalidante o a un deficit di autonomia.
Chiediamo con forza che il diritto alla riabilitazione, alle tecnologie avanzate e all’innovazione non sia più considerato un costo sacrificabile, ma un investimento inderogabile sulla dignità umana. Chiediamo che il Progetto di Vita individuale, sancito dalla riforma della disabilità, sia finanziato realmente e non rimanga un diritto tendenziale privo di gambe.
La vita di una persona con disabilità ha lo stesso valore di qualsiasi altra: è tempo di dimostrarlo con i fatti, non con le parole.
Salvatore Cimmino