UNA SENTENZA STORICA NEL SILENZIO GENERALE: una decisione epocale è passata, vergognosamente e colpevolmente, sotto il più totale silenzio mediatico

Il Tribunale di Napoli ha condannato un’Azienda Sanitaria Locale a pagare una carrozzina elettronica verticalizzante da oltre 23mila euro a un cittadino con grave disabilità residente sull’isola di Capri.
L’ente pubblico aveva negato per mesi questo ausilio fondamentale, considerandolo troppo costoso per il bilancio della sanità regionale. La fondamentale vittoria legale è arrivata grazie al supporto gratuito fornito dall’Associazione Luca Coscioni.
Questa decisione ribadisce l’obbligo imprescindibile per uno Stato di Diritto di prendersi pienamente carico dei propri cittadini più fragili. I pilastri della nostra Costituzione parlano chiaro: l’Articolo 32 tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. Inoltre, l’Articolo 3 impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà, l’uguaglianza e la piena inclusione. Anche la libertà di mobilità, garantita dall’Articolo 16, diventa un diritto vuoto se le istituzioni non forniscono i mezzi per esercitarla.
La salute e l’autonomia non possono dipendere dalle disponibilità di cassa o da valutazioni puramente commerciali. Per chi convive con una grave disabilità, un ausilio tecnologico avanzato rappresenta l’unico modo per muoversi e vivere con dignità.
Purtroppo, difendere questi diritti nelle aule di tribunale ha costi altissimi che una semplice pensione sociale o di un salario ordinario non potrebbe mai sostenere. Chi vive con una pensione d’invalidità minima o con un reddito medio è tagliato fuori dalla giustizia e non può permettersi le parcelle necessarie per fare causa allo Stato. Per questo, l’aiuto delle associazioni non basta più: è fondamentale che anche i grandi studi legali associati contribuiscano a questa battaglia di civiltà, offrendo la loro assistenza gratuita e in regime di pro bono.
In Italia, la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, avvenuta con la Legge 3 marzo 2009 n. 18, deve rappresentare la vera chiave di volta. Questo testo normativo, unito ai principi costituzionali, deve dare la spinta definitiva per rompere le catene dell’isolamento e restituire libertà a oltre 13 milioni di persone nel nostro Paese. Troppi cittadini vivono ancora reclusi in casa, dimenticati dalle istituzioni e privati dei propri diritti fondamentali.
Il successo ottenuto in tribunale dà anche una spinta formidabile alla proposta di legge sull’Equiparazione degli infortuni nella vita con gli infortuni sul lavoro. Oggi chi subisce un infortunio professionale ha diritto alle migliori tecnologie esistenti, mentre chi affronta una disabilità congenita o privata riceve ausili obsoleti. La proposta chiede che ogni persona, a prescindere da come sia avvenuta la disabilità, acceda ai medesimi livelli di eccellenza tecnologica.
L’azione legale congiunta di associazioni e professionisti dimostra che cambiare le cose è possibile e che la burocrazia può essere sconfitta. Lo Stato ha il dovere di applicare la Costituzione per garantire l’uguaglianza sostanziale e abbattere ogni forma di dolorosa emarginazione.
La speranza è che questa vicenda riesca finalmente a scuotere e intaccare le nostre coscienze, spingendo la società a restituire la gioia di vivere a chi è rimasto indietro. Se lo Stato e la collettività falliscono nel garantire dignità, l’unica alternativa drammatica che resta è l’aumento della sofferenza e la richiesta estrema di accesso all’eutanasia come via di fuga da un isolamento insopportabile.
Salvatore Cimmino