L’appello e il silenzio: se l’eutanasia diventa l’ultimo rifugio contro lo Stato

È una profonda e dolorosa ribellione interiore quella che mi spinge a interpellare, storicamente e idealmente, Sua Santità Leone XIII – il Papa che con la Rerum Novarum scosse le coscienze sulle piaghe sociali della modernità. Di quell’enciclica risuona ancora il monito supremo: «Se la società si deve curare, la curerà solo il ritorno alla vita e alle istituzioni cristiane», testo cardine che ha sancito il dovere morale dello Stato di difendere i diritti e la dignità dei lavoratori e degli indifesi.
Mi spinge la necessità di gridare una provocatoria, ma lucida, richiesta di supporto per l’eutanasia, rivolgendomi direttamente a lui: «Santità, quando uno Stato usa le sue istituzioni e le ASL per calpestare il diritto alla salute e alla dignità delle persone con disabilità, la vera condanna non è la morte, ma l’abbandono; appoggiare l’eutanasia diventa allora l’ultimo atto di misericordia rimasto».
Questa mia denuncia non solleva un semplice dilemma astratto, ma fotografa un fallimento istituzionale drammatico, che interroga direttamente i vertici della nostra Repubblica.
Il primo, fondamentale presidio a cui guardare è la Presidenza della Repubblica, massima custode dei valori racchiusi nella nostra Carta Costituzionale. L’Articolo 32 sancisce la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. Quando questo diritto viene negato – e quando le impugnazioni legali delle aziende sanitarie si trasformano in barriere invalicabili che minacciano di recludere e rendere invisibili le persone con disabilità –, è l’intero impianto costituzionale a vacillare. Il Capo dello Stato rappresenta l’unità nazionale: un’unità che non può esistere se una parte di cittadini viene lasciata indietro, murata viva nell’abbandono.
Allo stesso modo, la Presidenza del Consiglio ha il dovere politico e morale di governare queste storture. Non basta legiferare sulla carta; serve garantire che le norme in materia di salute, mobilità e libertà a 360 gradi siano applicate in modo uniforme su tutto il territorio. Se un cittadino arriva a vedere nella fine volontaria della propria esistenza l’unica via di fuga dalle vessazioni di un sistema burocratico opprimente, significa che l’azione dell’esecutivo ha fallito nella sua missione primaria: rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
Infine, l’appello investe tutto il Parlamento, che di quella Costituzione dovrebbe essere la prima sentinella legislativa. Deputati e Senatori non possono restare sordi di fronte a vicende croniche di disservizi e a battaglie legali ingaggiate dalle strutture pubbliche contro i più fragili. Il diritto alla salute non è un privilegio da difendere a colpi di ricorsi amministrativi, ma un pilastro insindacabile. Finché le istituzioni permetteranno che la dignità quotidiana sia negata, la richiesta di scelte estreme rimarrà l’atto di accusa più doloroso e provocatorio contro uno Stato che ha smesso di proteggere i suoi figli.
Salvatore Cimmino