Il diniego che uccide la dignità: la mia denuncia contro i burocrati della malasanità

Il diniego che uccide la dignità: la mia denuncia contro i burocrati della malasanità

5 Ottobre 2026 1 Di salvatore cimmino
Sabato 3 ottobre 2026.
La comunità di Monte di Procida si schiera a difesa dei diritti delle persone con disabilità,
riunendosi davanti alla sede di Vela Latina

C’è un momento preciso in cui la burocrazia smette di essere semplice inefficienza e diventa deliberata violenza. Lo vivo sulla mia pelle e lo vedo negli occhi di migliaia di persone: accade ogni volta che un dirigente di un’ASL, trincerato dietro una scrivania, firma il diniego per una protesi performante, una carrozzina adeguata o un ciclo essenziale di logopedia. Non si tratta di semplici ritardi burocratici, ma di una sistematica e consapevole violazione della legge. Chi ha la responsabilità della salute pubblica mente sapendo di mentire, calpestando la legislazione vigente e, prima ancora, l’Articolo 32 della nostra Costituzione, che definisce la salute come un diritto fondamentale e inviolabile.

Questo modus operandi logora lo Stato di diritto con la stessa spietata freddezza della criminalità organizzata. Esiste un’agghiacciante analogia tra la mentalità mafiosa e quella di certi burocrati della sanità: la piena, lucida consapevolezza del danno che stanno infliggendo. Chi nega un ausilio o una terapia riabilitativa fondamentale sa perfettamente cosa sta facendo: sta condannando un essere umano alla segregazione e all’immobilità. È una condanna che si consuma ogni giorno, nel silenzio delle istituzioni. Prima ancora di uccidere il corpo, questo sistema annienta moralmente l’individuo, privando dell’autonomia, della mia di dignità e del futuro, riducendo una persona con disabilità a un semplice “costo da tagliare” per far quadrare i bilanci.

La ferocia di questo sistema si spinge oltre ogni limite, dimostrando che le ASL, esattamente come le mafie, non si arrendono nemmeno davanti alle sentenze dello Stato. Lo dimostra la vergognosa vicenda di Christian D’Urso, attivista affetto da atrofia muscolare spinale nella mia amata Capri. Dopo aver intrapreso una dura battaglia legale supportato dall’Associazione Luca Coscioni, il Tribunale di Napoli gli ha dato pienamente ragione, ordinando all’azienda sanitaria di fornirgli la carrozzina elettronica verticalizzante necessaria alla sua sopravvivenza sociale e autonomia. Eppure, l’ASL Napoli 1 Centro ha preferito impugnare la sentenza del giudice e chiederne la sospensione, pur di non spendere quei soldi, continuando un braccio di ferro disumano sulla pelle di un cittadino. Questo non è servizio pubblico: questo è accanimento burocratico spietato, un rifiuto totale di sottostare alle leggi e alla magistratura che ricorda i comportamenti dei clan.

Prima della Disabilità c’è la persona: un universo di desideri, diritti e dignità

Contro questa palude di malasanità, la mia resistenza non si ferma e trova la sua linfa vitale nel mare. Le comunità di Procida e Monte di Procida si stringono attorno a questa lotta, dimostrando che il legame sociale è più forte dell’indifferenza dei palazzi. In questa mia navigazione controvento, l’impegno delle associazioni culturali Io Respiro Mare e Vela Latina è per me un faro irrinunciabile di speranza e solidarietà. Insieme, uniamo le forze per squarciare il velo di omertà burocratica.

In questo cammino, la spinta più forte mi è arrivata dalla piacevole e commovente presenza del piccolo Giuseppe Ammendola, affetto dalla nascita dal Morbo di Hirschsprung, una rara malattia congenita dell’intestino. Accanto a lui c’era il papà, Nello, che con il cuore in mano mi ha denunciato l’ennesimo atto di spietatezza burocratica: la sua ASL ha negato a Giuseppe il ciclo di logopedia di cui ha vitale bisogno. Ascoltare questo racconto mi ha fatto raggelare il sangue. Questo comportamento disumano mi ricorda da vicino i racconti di chi ha assistito in diretta alle azioni più spietate e cruente della mafia, dove l’indifeso viene schiacciato senza un briciolo di pietà.

Ma io a questi burocrati non gliela darò vinta. Non ho alcuna intenzione di suicidarmi e grido a tutti che non dobbiamo suicidarci, non dobbiamo cedere alla disperazione in cui vogliono sprofondarci. Fino all’ultima bracciata mi batterò, in mare e nella vita, per Christian, per Giuseppe, per suo padre Nello e per chiunque venga privato dei propri diritti civili. La disabilità risiede nelle barriere della società, e mai nell’individuo.

Salvatore Cimmino